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I BACI MAI DATI (2010)
Un film di Roberta Torre
Estate. Catania. Librino, quartiere satellite. Manuela ha tredici anni, una sorella maggiore che si sta infilando in giri pericolosi,una madre che non sa bene che fare della propria vita e un padre che c'è e non c'è. E' un'esistenza come tante la sua fino a che un giorno la statua della Madonna che è stata eretta nello spiazzo antistante la sua abitazione diventa qualcosa di più di un monumento. Le parla o, almeno, così sembra. Da quel momento la vita di Manuela e di chi la circonda si trasforma radicalmente. La voce si diffonde e la sua abitazione diviene meta di persone che chiedono di ricevere una grazia. Diviene anche occasione di arricchimento per sua madre e di stress per lei. Finché un giorno…
C'è ancora un negozio di parrucchiera (antro della fattucchiera Degli Esposti) in cui Manuela vorrebbe apprendere un lavoro se non le venisse impedito. Ci sono sogni in cui donne con capelli di zucchero filato si lasciano pettinare. Ma c'è, soprattutto, un'umanità alla disperata ricerca di qualcuno che sia disposto ad ascoltare le sue lacerazioni, i suoi bisogni, talvolta le sue pretese che sfiorano l'assurdo involontario (“Vorrei che la Madonna facesse trovare un lavoro al mio fidanzato in un supermercato. Nel turno dalle 3 alle 8 del pomeriggio, che è il migliore).
E' un'umanità disposta a credere a chiunque sembri credere in lei. Così Manuela (che a sua volta vorrebbe essere compresa e ascoltata ricevendo quei baci che non ha mai avuto e che di conseguenza non ha dato) è costretta a trasformarsi in una sorta di fabbrica della speranza. Ma di vera speranza si tratta? Roberta Torre non ci vuole dare una risposta. Ci vuole offrire invece il respiro di una possibilità. Un respiro misterioso, come quello iniziale che percepiamo distintamente sotto il telo che ricopre la statua della Madonna. |
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LA SICILIANA RIBELLE (2009)
Un film di Marco Amenta
Ha pochi anni e tanti sogni Rita, figlia di Don Vito Mancuso, mafioso ucciso dalla mafia il giorno della sua prima comunione. Disperata per la scomparsa del padre, amato e rispettato in famiglia e in paese, ha deciso di vendicarne la morte e l'onore. Scoperto il mandante dell'efferato omicidio e trattenuta a stento dal fratello maggiore, Rita rimanda per sei anni la rappresaglia contro Don Salvo. Sei anni in cui osserverà e annoterà sui suoi diari ogni movimento dell'uomo e dei suoi scagnozzi. Ma la morte improvvisa del fratello, pugnalato barbaramente, la scopre sola e vulnerabile. Minacciata dagli uomini di Don Salvo si reca a Palermo per denunciarli tutti al procuratore antimafia. Braccata dai mafiosi e protetta dallo stato, Rita smetterà di essere un'adolescente spensierata e scoprirà la differenza tra vendetta e giustizia.
Dedicato e ispirato alla memoria di Rita Atria, costretta ad abbandonare la Sicilia e a vivere sotto falsa identità in un programma di protezione, La siciliana ribelle è il percorso di formazione (soprattutto morale) di un'adolescente allevata nei valori tribali e nel falso credo che padri e padrini hanno sempre ragione. Il punto di osservazione è quello di Rita, che percepisce in modo diretto l'ambiguità e la brutalità degli adulti. La fuga a Palermo non è soltanto da qualcosa e da qualcuno, è prima di tutto verso se stessa, per ritrovarsi e per negare quell'atteggiamento di viltà e di omertà materno.
Marco Amenta conosce il mondo che ci racconta, ha delle preoccupazioni concrete, si fa delle domande e cerca delle risposte dentro un film fondato su un'idea pedagogica di cinema: rappresentare un nucleo narrativo che rivesta anche una funzione didascalica e di insegnamento sulla straziante solitudine di chi si rivolta contro il sistema (mafioso).
La siciliana ribelle è una dichiarazione di libertà di un'adolescenza che chiede autonomia e di essere come dovrebbe, sollevata dai conflitti tra i "grandi" e dalla violenza della loro debolezza. |
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IL 7 E L’8 (2007)
Diretto da Salvatore Ficarra, Valentino Picone e Giambattista Avellino
Palermo, 6 gennaio 1975. Nel reparto maternità di una clinica, l'infermiere Gino La Monica, per rivalersi sul destino, che gli ha fatto perdere l'opportunità di aggiudicarsi il primo premio della lotteria di Capodanno, perché il suo biglietto differisce di un solo numero rispetto a quello vincente: il 7 al posto dell'8, decide di scambiare i neonati delle culle 7 e 8. Così i due bambini crescono in famiglie diverse, all'insaputa l'uno dell'altro. Tommaso Scavuzzo diventa un piccolo delinquente e vive a casa della madre vedova con la sorella Eleonora; mentre Daniele La Blasca è un fuoricorso alla facoltà di Giurisprudenza, figlio d'un oppressivo ufficiale dei carabinieri, e fidanzato con un'assistente universitaria. Poi, per caso, i due si incontrano e scontrano diverse volte, fin quando una serie di elementi non li porta a rendersi conto dello scambio che li ha visti protagonisti da neonati. Da quel momento, la consapevolezza di essere uno al posto dell'altro innesta una serie di equivoci che sembra non avere mai fine, e che culminerà nella scoperta dell'esistenza di un terzo padre, quello naturale di Tommaso, nel frattempo fattosi frate dopo aver scontato una condanna per omicidio. |
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SALVATORE – QUESTA E’ LA VITA (2006)
Un film di Gian Paolo Cugno
Un bambino di 9 anni a cui muoiono entrambi i genitori e si ritrova a dover accudire la nonna invalida e una sorella più piccola, lavorando nelle serre ereditate dal padre, raccogliendo "favaluci" e andando a pescare, spesso assumendo atteggiamenti da grande.. Non va a scuola perché deve lavorare, attirando l'attenzione del maestro Marco Brioni che, grazie anche all'aiuto di un'assistente sociale, riporterà Salvatore nella giusta strada, aprendogli una strada per il futuro. |
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PERDUTO AMOR (2203)
Un film di Franco Battiato
Ettore è bambino, negli anni ’50, in Sicilia in una famiglia alto borghese, dove il padre tradisce sistematicamente la madre. Ettore si divide tra i giochi e gli insegnamenti di un colto aristocratico, figura fondamentale della storia perché introduce il ragazzo nel mondo della cultura. Dopo la morte del padre, Ettore si trasferisce a Milano. Suona e trova piacere anche nella scrittura e proprio nel capoluogo lombardo il giovane uomo fa incontri importanti per la sua completa maturazione, attraverso le varie forme d’Arte, la filosofia, la meditazione a cui si avvicina per trovare se stesso. La storia del protagonista (ovviamente l’autobiografia del regista) è il filo conduttore del film, ma il personaggio di Ettore non si impone sulla scena, ma lascia spazio alle atmosfere (del Sud e del Nord del Paese), ai luoghi, ai personaggi-guida del suo cammino interiore. Tante citazioni, tante parodie e gag surreali per un racconto che segue i pensieri, i ricordi, le emozioni del narratore. |
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MA CHE COLPA ABBIAMO NOI (2002)
Un film di Carlo Verdone.
Con: Carlo Verdone, Margherita Buy, Anita Caprioli, Antonio Catania, Lucia Sardo.
Spiazzati dalla morte della decrepita psichiatra che li seguiva, gli otto partecipanti a una terapia di gruppo - ciascuno affetto da un disturbo diverso - cercano un sostituto. Verificata l’inadeguatezza delle alternative, tutti tranne uno decidono di continuare l’esperienza facendo ricorso all’autogestione. L’idea non si rivela felicissima, tanto che dopo qualche incontro il gruppo preferisce dividersi. Il suicidio della persona che aveva abbandonato l’analisi li farà rincontrare convincendoli a trascorrere un week-end insieme: la ritrovata intimità darà frutti insperati, contribuendo per molti di loro a dare una svolta.
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I CENTO PASSI (2000)
Regia Marco Tullio Giordana
Con: Luigi lo Cascio, Lucia Sardo, Luigi Maria Burruano, Paolo Briguglia, Tony Sperandeo, Andrea Tidona, Fabio Cavilli, Mimmo Mignemi, Aurora Quattrocchi, Ninni Bruschetta, Roberto Zibetti, paola pace, Francesco Giuffrida, Claudio Gioè.
Cento sono i passi che occorre fare, nella piccola Cinisi, per colmare la distanza tra la casa degli Impastato e quella del boss mafioso Tano Badalamenti.
Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire a quest'inesorabile legame con l'ambiente mafioso che il padre, Luigi Impastato, un po' per inerzia, un po' perché ha una moglie da proteggere e due figli da crescere, non ha la forza di rompere. Anche di fronte alla vulnerabilità sua e della propria famiglia, Peppino, animato da uno spirito civico irrefrenabile, non esita, con l'involontaria complicità del fratello Giovanni, ad attaccare "don Tano" e a denunciarne pubblicamente le malefatte.
Il percorso "controcorrente" di Peppino nasce quando, bambino, vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attiva parte una volta adolescente e poi da adulto. La morte violenta dello zio capomafia, l'incontro con il pittore comunista Stefano Venuti, il rifiuto del padre biologico e della famiglia intesa in senso mafioso e il formarsi con il pittore idealista, suo vero "padre etico", sono i punti di svolta della vita di Peppino bambino, che lo segneranno per il resto della sua esistenza. La frase "noi comunisti perdiamo perché ci piace perdere" sembra quasi un preludio alla sua tragica morte, che giunge quando ormai è diventato troppo scomodo ai mafiosi e il padre, morto in un oscuro incidente, non lo può più proteggere da don Tano. Viene ucciso soprattutto per l'operato dell'irriverente Radio Aut, dai microfoni della quale si è scagliato senza freni a denunciare la mafia e i suoi misfatti.
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MALENA (2000)
Un film di Giuseppe Tornatore
Sicilia durante la seconda guerra mondiale, una donna di notevole bellezza rimane sola, ad aspettare il marito partito per il fronte. La donna(Monica Bellucci), ama vestire bene, essere coorteggiata ed andare controcorrente.Credendo morto il marito accetta alcuni uomini, ma nessuno la vorrà sul serio.Finirà per diventare una prostituta preferita dagli ufficiali tedeshi. Con il ritorno del marito, mutilato e stanco, ritroverà la stima del paese ed una vita modesta,ma stabile.Film culto di Tornatore,Malena mi piace sia per l'affresco della Sicilia del dopoguerra, terribile e crudele a dir poco, sia per il tema centrale del fim , cioè la durezza della vita di una donna bella che invece di nascondersi,scusarsi,o imbruttirsi osa camminare a testa alta per le strade del paese.Questo non accadeva solo in sicilia,e non accade soltanto nel dopoguerra,accade ancora,e di qui l'attualità del film,ogni volta che una donna è veramente bella e non ha un uomo accanto.Riflettendo la bellezza è dura da portare, la bella , bella per nascita e non per culto di se, è sempre odiata,invidiata,accusata,è scomoda per tutti. Gli uomini la desiderano ma non la stimano,e le donne possono accettarla soltanto se ridimensionata da malattie e guai,come avviene appunto a Malena.Il film è grande proprio per tutta questa consapevolezza. |
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NEROLIO (1996)
Un film di Aurelio Grimaldi
Diviso in 3 capitoli, è il ritratto di Pier Paolo Pasolini che, però, non è mai nominato e al quale, senza far danni, presta voce e corpo M. Cavicchioli. Con un titolo che è parafrasi di Petrolio, è un film a tesi: partendo dalla premessa che l'omosessualità fu un elemento centrale nella vita e nell'opera di P.P.P., intende dimostrare che la sua unicità e grandezza di artista deriva dalla capacità di rappresentare, dopo averli vissuti, “gli abissi del genere umano”. |
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LE BUTTANE (1994)
Un film di Aurelio Grimaldi
Con Ida Di Benedetto, Lucia Sardo, Guia Jelo, Paola Pace, Marco Leonardi
Scandalo, irritazione, avversione. Le reazioni suscitate da questo film al festival di Cannes nascono dalle sue qualità: dalla forza con cui rappresenta in bianco e nero le giornate di alcune prostitute, d'un prostituto e d'un travestito a Palermo, città vista come una periferia di detriti e rifiuti; dalla essenzialità naturale e violenta con cui racconta l'esercizio della prostituzione senza retoriche né psicologismi né alibi sentimentali né indulgenze estetiche; dalla libertà ed energia con cui fa irrompere la vita in un cinema che, per i propri ripiegamenti o la propria futura destinazione televisiva, tende oggi a ricreare mondi artificiosi senza asperità né verità, oppure universi autoreferenti, citazionisti, popolati soltanto d'altro cinema; dalla coerente armonia dello stile, ispirato a Pasolini e a Sergio Citti.
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LA RIBELLE (1993)
Un film di Aurelio Grimaldi
Enza è un'adolescente siciliana fresca e vitale che si sta affacciando alla vita, ma a causa della propria ingenuità, finisce sempre col mettersi nei guai. Non ha i genitori, ma vive con degli zii insieme a una sorella più grande che, più scafata, le fa da madre e cerca di metterla sulla retta via, finendo per questo anche in carcere per qualche tempo. Enza, tenendo fede alla sua natura di ribelle, s'innamora ricambiata di Sebastiano, un aitante ma assai superficiale venditore di musicassette, con la quale ha i primi rapporti sessuali, ma per il quale giungerà anche a rubare. Scoperta, viene messa in un istituto correzionale di una città vicina, gestito da un'arcigna madre superiora, dal quale può tornare in famiglia un giorno alla settimana. È sull'autobus che collega il suo paese con la città che conosce Franchino, un ragazzo ugualmente superficiale ma che, col tempo, sente di innamorarsi seriamente di lei, e farà di tutto per correggersi. Dopo continui litigi e riavvicinamenti, Enza si accorge di essere incinta: sotto gli occhi di Franchino, prima si getta nel mare ghiacciato volendo abortire, ma poi esce dall'acqua incolume e salta su un autobus. |
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LA DISCESA DI ACLA’ A FLORISTELLA (1992)
Diretto da Aurelio Grimaldi
Sicilia anni '30. Per far fronte alla penuria di mezzi Aclà, ragazzino undicenne e biondissimo, viene messo a lavorare nella solfatara dove lavorano anche il padre e i fratelli maggiori. La vita nella solfatara è infernale: si lavora nelle viscere della terra, senza vestiti per il caldo e i ragazzini ingaggiati come Aclà (carusi) devono portare cesti da venticinque chili. L'ambiente di lavoro, totalmente composto da maschi è decisamente promiscuo: i lavoratori dormono tutti assieme e in mancanza di altro ricorrono all'omosessualità, la necessità di stare nudi non fa altro che peggiorare le cose. Il clima di violenza fa maturare a molti ragazzini l'idea della fuga e Aclà non è immune a questa tentazione: infatti a un certo punto scappa e fa ritorno a casa dove viene accolto malamente dalla madre che lo accusa di volere la rovina della famiglia. Nel frattempo il suo "padrone" Caramazza, accortosi della fuga di Aclà, ne informa il padre minacciandolo di volere indietro il soccorso morto (le 500 lire) nel caso il figlio non tornasse a lavorare. La conclusione è scontata: dopo essere stato prelevato da casa e sonoramente picchiato dal padre Aclà fa ritorno alla solfatara. Ciononostante Aclà non demorde e poco dopo scappa nuovamente: questa volta con una meta precisa: vuole raggiungere il mare e di lì trovare un sistema per raggiungere l'Australia dove si è trasferita sua sorella; dopo una suggestiva fuga nella Sicilia rurale e aspra dell'entroterra viene ripreso da due carabinieri e riportato a casa dove, viene duramente malmenato dal padre e costretto ancora una volta a tornare al triste posto di lavoro, ma durante le innumerevoli notti la sua mente continuerà a correre verso il mare. |
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